Poesia Visiva

Lucia Marcucci

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L'astrattismo

Alvaro Monninio

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Satuno Buttò

 

Artista veneto, nato nel 1957, ha ricevuto un'educazione specifica nel campo delle arti: frequenta, dal 1971 il liceo artistico di Venezia e successivamente, sempre nella stessa città, l'accademia di belle arti. Nella formazione e nel bagaglio culturale dell'artista queste due esperienze si rivelano fondamentali: al liceo si avvicina al disegno della figura umana e apprende e sviluppa una tecnica formale di impianto classico mentre l'accademia lo avvicina ai fermenti e alla sperimentazione dei movimenti artistici sviluppatisi negli anni settanta, al concettuale alla body art e al video. Quest'esperienza lo aiuta moltissimo a maturare dal punto di vista culturale e amplia il suo consolidato bagaglio tecnico con un apertura mentale datagli dall'originalità di quei movimenti artistici accolti proprio nel momento della loro nascita. Il corpo, abbondantemente studiato da un punto di vista puramente oggettivo negli anni del liceo rimane anche all' accademia il fulcro della sua ricerca sebbene investito di una nuova accezione soggettiva; il suo lavoro, che spazia ormai dal video alla fotografia è incentrato sull'identità e sul contenuto più che sul puro esercizio di forma. Con gli anni dell'accademia Buttò inizia ad esplorare ed esprimere l'anima, e il soggetto, inteso come elemento concettuale, diviene il centro della sua opera, all'epoca espressa sperimen-tando l'utilizzo di vari mezzi quali la fotografia, il video e la performance. Il termine del ciclo di studi segna anche il ritorno dell'artista verso un espressione più tradizionale e dall'inizio degli anni ottanta si dedica al perfezionamento della tecnica ad olio e al disegno che lo porta ad uno stile realista molto vicino, come scelte cromatiche e chiaroscurali, ai grandi veneti e al Caravaggio. Nonostante questo possa essere visto come una regres-sione, l'artista nelle opere suc-cessive alla fine dell'accademia, riesce a fondere una tecnica classica in ogni suo aspetto, tipica degli insegnamenti dell'accademia di Venezia: dalla preparazione della tavola all'esecuzione vera e propria del dipinto Buttò utilizza tec-niche e materiali dal sapore antico, come il gesso di Bologna della base, l'olio di noce utilizzato per diluire le paste, la tecnica della velatura che arricchisce la materia creando così un impasto liscio e corposo da cui s'intravvede la spatolata della base mai levigata. Ad una tecnica così rigorosa, che lo indicherebbe come un passatista, Butto fonde un concetto estrema-mente nuovo, la rappresenta-zione dei suoi soggetti è lontana da una semplice e vuota ritrattistica in ambien-tazioni dal sapore antico. La sua produzione si trova costantemente in bilico tra un formalismo estetico da pala d'altare cinquecentesca ed elementi dal significato forte che lo portano verso un arte più trasgressiva e se vogliamo anche sacrilega; le sue imma-gini esprimono un concetto molto forte, riminiscenza del periodo sperimentale vissuto all'accademia. Concetto e con-temporaneità sono quindi fusi a questo stile pittorico rigoroso e realista in cui si mescolano elementi iconografici provenienti dalle fonti più disparate, religione, erotismo, mitologia, elementi biomedicali. L'insieme di tutti questi elementi crea un immaginario surreale, dotato di un codice personale che esprime gli interessi e se vogliamo le ossessioni dell'artista. Tra gli artisti preferiti Buttò cita van Eyck e Rembrandt, evidentissimi nell'equilibrio strutturale delle sue tavole, ma anche Caravaggio e Bacon, che omaggia con la forza dei suoi contenuti. Eppure nella sua tavolozza e nella costruzione delle sue opere non è possibile ignorare l'appartenenza alla tradizione veneta: i rossi caldi, le terre e una gamma cromatica crepuscolare richiamano alla memoria Tiziano e i suoi discepoli, così come l'esotismo di certe scelte ricordano Venezia quale ponte tra oriente e occidente. Rappresenta l'ignoto; sia che faccia parte del suo vissuto personale oppure curiosità, l'artista nelle sue numerose tavole esprime il proprio io, i propri interessi, come testimoniano anche i suoi numerosi autoritratti che pochissimo hanno a che fare con un vanesio desiderio di “esserci”. Saturno Buttò non è interessato al semplice decorativismo, nelle sue opere, caratterizzate dalla costante presenza della figura umana, o se vogliamo, del corpo, propone scenari articolati, in cui sono i corpi protagonisti assoluti del proprio immaginario; dipingendo una figura umana, l'artista riesce ad identificarsi con essa e al contempo esprime il proprio io attraverso i simboli o il racconto che decide di narrare. Ritiene fondamentale la conoscenza del soggetto che ritrae, per poterlo collocare all'interno del proprio mondo dipinto oppure per sviluppare con lui nuove idee.

 

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